Annus Horribilis 2007/08



Foto di Antonio Pio Cristino

Benvenuti all’”Annus Horribilis” dello sport sanseverese: il 2007/08. La stagione appena conclusa passerà agli annali come il punto più basso raggiunto dalle nostre formazioni negli sport di squadra più importanti, almeno da vent’anni a questa parte. Ne scriviamo dopo più di un mese, al termine di ogni contesa che vedeva impegnate le velleità cittadine; ne trattiamo, cercando di tenere la mente lucida, priva del normale sobbalzo emotivo di cui siamo stati vittime alla luce dei risultati di U.S.D. San Severo, Mazzeo Giocattoli Cestistica San Severo (comunque in serie B2 dalla prossima stagione, avendo acquistato il titolo del Marigliano), S.S.D. Sporting San Severo, San Severo Volley, G.S. Polizia Municipale San Severo, ed un po’ meno di Intrepida San Severo e Polisportiva Drion San Severo.

Un de profundis lungo nove mesi che ha portato a galla lacune manageriali, tecniche, oserei dire “esistenziali” di un movimento lasciato alla deriva. Emblematico il caso del calcio. Passi che lo sport con palla più diffuso al mondo, a San Severo viva in secondo piano per via del basket, ma mai ci saremmo aspettati una debacle assoluta di ben due nostre formazioni nello stesso anno! La nostra prima squadra, la U.S.D. San Severo che, poco più di quindici anni fa alzava la Coppa Nazionale Dilettanti e lottava con il Taranto per l’accesso ai campionati professionistici, retrocede inopinatamente in un campionato che la vedrà contrapposta al Bovino (!), all’Ascoli Satriano(!) ed al Toritto(!); la nostra seconda formazione, lo Sporting, a salvezza raggiunta, decide invece di suicidarsi venendo esclusa dal campionato di 2° Categoria, girone A, per motivi da beghe di quartiere della serie “il pallone lo porto io e se non mi va bene me ne torno a casa e voi non giocate più”. Poi vi è il capitolo Drion che, dopo una partenza a razzo tanto da coltivare traguardi play off, ha finito rantolando, trovando infine una stentata salvezza grazie ai miracoli di Scimenes, alla tenuta di un mister lasciato malinconicamente solo, e alla compattezza di una rosa rimaneggiata sostenutasi solo sulla grinta. Per i rossoblu va segnalata la diaspora dei tanti pezzi pregiati lungo il cammino, il forfait contro il Margherita di Savoia per presunti problemi interni alla società quando si era in piena bagarre salvezza, e la presenza con appena sette effettivi in occasione della delicata sfida sopravvivenza contro l’Andria C5.
Per non parlare del basket dove i soldi, e tanti soldi, sono stati spesi; la società, e che società, era solida; il tifo, e che tifo, era sempre presente (con i suoi pregi e difetti); il tutto per vedersi sbattere la porta in faccia al primo turno play off, dopo aver vinto un difficile campionato di serie C1, girone G, ed assistere al trionfo di quella Libertas Foggia dei tanti ex, coach De Florio su tutti alla seconda promozione consecutiva dopo quella ottenuta l’anno prima in C2 con la Fortitudo San Severo. Per fortuna la solida dirigenza della Cestistica non ha abbandonato, come in un primo momento si era paventato, le redini della prima squadra cittadina, regalando ai tanti tifosi nuovamente la gioia della B2 grazie all’acquisto del titolo del Marigliano; tuttavia sotto il profilo strettamente sportivo il risultato non cambia.
Se andiamo poi agli sport sicuramente inferiori per indotto e movimento, ma comunque titolari di una discreta tradizione in Città, ci si accorge che il Tennis Tavolo scompare dagli scenari che contano perché non è stato letto in tempo un fax (!). Le due compagini di volley hanno invece fallito i due traguardi postisi, una, il San Severo Volley, campionato di 1° Divisione maschile, fin dall’inizio di stagione, puntando ai play off e venendone esclusa per un solo punto; l’altra, l’Intrepida, partita per disputare un tranquillo campionato, costruendo man mano le sue ambizioni play off, ed infine naufragando, resuscitando una derelitta Avis Volley Ruvo di Puglia, nella penultima sfida del campionato femminile di serie C, girone A, giocata al PalaMarconi (per le baresi, che ad onor di cronaca hanno poi raggiunto la finale play off, venendo comunque sconfitte dal Noicattaro, si è trattata dell’unica vittoria nelle ultime sei giornate di campionato).
Il nostro sport “maggiore” dunque non ha raggiunto alcuno dei suoi obiettivi stagionali, perdendo su ogni fronte. Di chi o che cosa è la colpa? Laconicamente parlando, è facile rispondere che a San Severo mancano i presupposti per vincere. Le vittorie infatti, quelle con la V maiuscola, si ottengono con la presenza di almeno tre fattori decisivi:
- In primis i soldi, tanti soldi, poiché una dirigenza competente ma priva di soldi ti può regalare soddisfazioni ma non ti porta alla Vittoria.
- Appunto una dirigenza competente, matura, esperta, dedicata agli obiettivi, priva di elementi spuri che ne inficino le aspettative. Una dirigenza capace di organizzare, affidandosi solo su stessa e rinunciando a scuse e giustificazioni del calibro “l’Amministrazione Comunale non ci dà una mano”. Una dirigenza fatta di uomini con attributi e conoscenze e non di piangina pronti a rinunciare o a “mai iniziare” alle prime difficoltà.
- Infine di atleti, quelli con la A maiuscola che, soldi o non soldi, sentano l’appartenenza, non puntino i piedi come bambini capricciosi e soprattutto si rendano conto della fortuna che il talento, vero o presunto, ha loro concesso – divertirsi divenendo simboli del blasone di una Città.
Sarebbe quindi facile prendersela con le dirigenze di U.S.D. San Severo, dello Sporting, o con gli errori di coach Magnifico, con lo scarso attaccamento alla maglia di alcuni mercenari e di alcuni sanseveresi trasformatisi in mercenari, o con le ristrettezze di un movimento che ormai non cresce più; tuttavia ciò risulterebbe troppo banale. A San Severo questi tre aspetti languono e non si fa alcunché per cercare di crearli poiché, fondamentalmente, alla Città non importa. La verità è che il declino del nostro sport è il sintomo, forse quello più evidente, dello sprofondare di un intero territorio. San Severo, ma in generale le terre di Capitanata, sono ormai percepite come dimenticate da Dio. Vivendo fuori si nota con maggior chiarezza tale stato di cose. Si ha la sensazione di una terra che, se venisse cancellata dalle cartine geografiche, non susciterebbe scalpore ma indifferenza. Un territorio giudicato arretrato, privo di attrattive, completamente ripiegato su se stesso che sopravvive ma non vive.
Stiamo declinando, velocemente, inesorabilmente, vittime della nostra indolenza e di una crisi più grande a cui gli “altri” stanno almeno tentando di dare una risposta. Una terra dimenticata da Dio, perché noi vogliamo che sia così. Apatia, malignità molto spesso non sorretta da furbizia quindi doppiamente deleteria, mentalità ristretta in confini sempre più minimi: se prima si pensava solo al proprio orticello, ora si crede che l’intero mondo si possa ridurre ad una misera stanzetta.
Stiamo annegando in errori a cui non ci si sforza di trovare rimedio e se oggi a cadere è il nostro intero movimento sportivo (salvo ovviamente alcune rare piccole isole felici), non ci accorgiamo che dietro tale Waterloo si celano i sintomi di una fine ben più ampia.

ANTONIO PIO CRISTINO

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